martedì 8 aprile 2014

La tua pelle lunare risplende contro l'ombra della notte
e penetra il guscio nella cicatrice dell'albero della mia esistenza.
Estinto il fragore che ha inghiottito il respiro di due amanti
la carne rossa di passione
cruda e densa giace in terra senza più fremiti ne vita.

La sacralità, nettare d'ambrosia della purezza,
ora scorre come linfa vitale nel germoglio cresciuto nel sacrificio dei corpi
precipitati nelle pance cave della gravità terrena e dimenticati in un aldilà
nella sospensione di quell'ultima frontiera materiale.
Scie di meraviglia attraversano il cielo.

Nei luoghi dove infinite possibilità dialogano con la speranza
li ti incontrerò sempre avvicinandomi lentamente a te
come raggio discreto di sole evenescente
proietterò pulviscolo d'amore sulle pareti verticali della tua anima
dove forza e dolcezza sono parte della stessa natura.
Lasciato l'abito logoro del diurno viaggiare, vestito di vento e di profumi nella
prima luce della sera posso concedermi di attraversare un'ultima volta ancora,
prima che sia notte, l'oceano frastagliato della bellezza.